Lo Psicologo dello Sport come risorsa per l’atleta (anche amatore)

Penso l’atleta come colui

che ha deciso di conoscere se stesso 

muovendosi. 

Diamo vita a questa nuova rubrica dove si tratterà di sport e di esercizio fisico dal punto di vista psicologico perché senza testa non si va da nessuna parte.

Pubblicherò nuovi articoli (spero di farcela ad essere puntuale come quando mi alleno).

Una premessa è doverosa. L’articolo n.3 del Codice Deontologico degli Psicologi sancisce, tra le altre cose, che lo scopo del professionista Psicologo è quello di “promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità. In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace” (il virgolettato è mio).

Dunque, gli articoli di questa rubrica esploreranno diversi ambiti e aspetti che proveranno a dare una panoramica del lavoro dello psicologo dello sport e dell’esercizio con l’atleta professionista e amatoriale, l’allenatore, lo staff, i genitori in una prospettiva di integrazione con il fine del miglioramento delle prestazioni, mantenendo o ritrovando l’equilibrio psico-fisico perché l’atleta è prima di tutto una persona. Come lo psicologo dello sport può essere una risorsa lo vedremo. Non dobbiamo avere fretta, come non dobbiamo averla quando ci alleniamo.

Ho deciso di intitolare così questo primo articolo della rubrica in quanto è opinione spesso diffusa che lo psicologo si occupi prettamente di clinica quindi di disagio, problemi, psicopatologia; oppure, nell’ambito sportivo si pensa che aiuti gli atleti definiti di élite in quanto per migliorare “devono” occuparsi di ogni aspetto, quindi anche quello mentale.

In realtà, lo psicologo dello sport può svolgere diversi ruoli e funzioni in base all’ambito prevalente di intervento. In letteratura, sono stati individuati tre ambiti: clinico, educativo, ricerca (Cox, 2012). Lo psicologo dello sport con formazione clinica ha come obiettivo quello di comprendere l’esperienza sportiva individuale in modo completo (Gramaccioni e Robazza, 2008 in Bortoli, Vitali, Robazza, 2013); si occupa dell’esperienza emotiva e delle eventuali difficoltà (ad esempio, nella gestione di un infortunio), di identità, di disturbi di personalità, di gestione dello stress, di disturbi alimentari o da uso di sostanze, sostenendo la persona nei cambiamenti che attraversa nell’arco della vita come atleta, compresa la conclusione della carriera (Ward, Sandstedt, Cox e Beck, 2005 in Bortoli, Vitali, Robazza, 2013). A livello educativo, lo psicologo dello sport interviene sul campo allenando l’atleta dal punto di vista mentale insegnandogli tecniche utili a sviluppare abilità mentali che possano aiutarlo a migliorare le prestazioni; nel contesto di squadra, invece, aggiunge l’aiuto rivolto allo staff e all’allenatore nello sviluppo e nella gestione della leadership e del gruppo individuando i punti di forza e di debolezza. Se si tratta di atleti giovani, lo psicologo sostiene lo sviluppo di un clima educativo che mira all’apprendimento tramite il gioco e il divertimento favorendo l’integrazione dell’attività sportiva all’interno del più ampio concetto di salute e benessere. Infine, lo psicologo dello sport ricercatore opera prevalentemente all’interno del contesto universitario con lo scopo di dare evidenza e fornire la letteratura necessaria affinché la psicologia, in questo caso dello sport, mantenga la sua identità scientifica.

È bene precisare perché fino a qui ho definito lo psicologo che lavora in questo ambito specifico come psicologo dello sport e dell’esercizio fisico. Il motivo è che lo psicologo dello sport si occupa di agonismo e di atleti/staff professionisti, mentre l’ambito dell’esercizio fisico riguarda lo sport amatoriale e l’utilizzo dell’attività fisica come promotore e parte integrante della salute e del benessere della persona che la pratica.

Sappiamo bene che l’atleta amatoriale e le persone che, pur non essendo atleti, praticano regolarmente attività fisica devono conciliare ed organizzare la propria attività sportiva all’interno della routine giornaliera che è fatta di lavoro, studio, attività quotidiane, eventualmente famiglia e tempo libero. Spesso le persone “resistono” per un po’ di tempo e poi abbandonano ad esempio per il poco tempo a disposizione, per la troppa fatica legata al livello raggiunto, per gli scarsi risultati, per un infortunio, etc… Purtroppo, altrettanto spesso si osserva una poco efficace pianificazione degli obiettivi e una carenza di abilità dal punto di vista mentale (o mental skills). Entrambi questi aspetti sono allenabili (come lo sono quelli fisici/motori e tecnici) e rientrano nell’ambito di intervento dello psicologo dello sport e dell’esercizio.

Nello specifico, lo psicologo dello sport si occupa di allenare le abilità mentali dell’atleta/squadra con lo scopo principale di aiutarlo/a a migliorare la prestazione. Lo psicologo dell’esercizio fisico si occupa delle prestazioni dell’atleta/squadra amatoriale mantenendo come obiettivo generale quello di favorire la partecipazione e, nello specifico, trarre soddisfazione dall’attività fisica raggiungendo o mantenendo un benessere complessivo. 

Weinberg and Gould (2007) hanno definito la preparazione mentale o Mental Training come “il sistematico e specifico allenamento di abilità mentali e psicologiche con lo scopo di migliorare la performance, aumentare il divertimento e raggiungere una crescente soddisfazione per le proprie attività fisiche e sportive”. Essa comprende un adeguato assessment iniziale (che può comprendere l’uso di test, come accade per gli aspetti fisici e tecnici), l’analisi della richiesta dell’atleta o della squadra o dello staff, la pianificazione degli obiettivi (Goal Setting) a breve, medio e lungo termine, tecniche di rilassamento e visualizzazione (Imagery) le quali, insieme allo sviluppo di capacità nella gestione dello stress, dell’ansia e delle emozioni negative, costruiscono la base sicura per imparare ad avere un buon dialogo interno (Self Talk). Tutto ciò ha lo scopo di migliorare la capacità di concentrazione e autoregolazione per avere un efficace livello di attivazione che è la chiave per entrare e rimanere il più a lungo possibile nella personale “zona di performance”.

Ho proposto questo breve excursus sulla professione dello psicologo dello sport e dell’esercizio con l’obiettivo di far conoscere l’importanza dell’allenamento mentale e introdurre gli articoli di approfondimento che seguiranno. 

Quando ci alleniamo portiamo con noi la mente, allora perché non fare in modo che sia una risorsa? Se ciò accade, possiamo finalmente vivere mente e corpo come una cosa unica.

Bibliografia:

  • Bortoli L, Vitali F., Robazza C. (2013). Lo Psicologo dello Sport: considerazioni sulla professionalità. Giornale Italiano di Psicologia dello Sport.
  • Cox R. H. (2012). Sport Psychology: concepts and application (7th ed.). New York, NJ: McGraw-Hill.
  • Weinberg R. S., Gould D. (2014). Foundation of Sport and Exercise Psychology. 6th Ed. Champaign. IL: Human Kinetic.

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